Home Page > Lettura > Giorni della Memoria > Fra il Lambro e l'Adda - IV Domenica, 5 Settembre 2010 
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  Fra il Lambro e l'Adda - IV
Il trattamento economico

Dopo aver descritto l’ambiente, le mansioni, e i lavori sui vari tipi di culture (le più importanti) è opportuno illustrare, discretamente, come veniva calcolato il salario del lavorante agricolo, come ed in quale casa egli viveva con la sua famiglia, per conoscere così tutti gli stratagemmi che lo avrebbero aiutato a sbarcare il lunario.

Il salario era sia in danaro quanto in natura. Quello in danaro veniva calcolato sulle 2500 ore annue obbligatorie, così come recitava l’Art.21 del Patto Agrario e la paga veniva corrisposta alla seconda domenica di ogni mese. A San Martino, l’11 Novembre, (data convenzionale in agricoltura per l’inizio e la fine di ogni contratto agricolo), il datore di lavoro tirava le somme e provvedeva al conguaglio: dalla quota annuale venivano detratti l’affitto della casa, gli acconti anticipati e, per chi ne aveva fatto richiesta, il supplemento di salario in natura, ovvero l’equivalente in danaro per le ore perse per malattia e permessi.
Proviamo ad immedesimarci in chi non sapeva fare di conto ed erano in tanti: l’interessato si trovava di fronte a quel guazzabuglio di operazioni aritmetiche e poi calcolare le variazioni della paga oraria in merito ai lavori speciali, quante ore per quanti giorni e così via di seguito! Immaginate come doveva essere umiliante dare il proprio assenso e dover accettare il resoconto dell’Azienda senza aver compreso il perché!
Erano fortunati coloro che trovavano nel fattore (responsabile del registro ad ore) e nel contabile delle persone oneste. Chi si azzardava a controllare con un suo conteggio, veniva guardato male ed entrava automaticamente nel gruppo destinato ai lavori più duri. Il salario in natura fissato dal patto colonico, riferito a salariati compresi fra i 18 e i 65 anni, era di q. 2 di frumento, q. 5 di granturco, q. 2 di riso, L. 365 di latte e poi di q. 30 di legna verde e q. 5 di legna secca.
La quantità delle derrate alimentari può sembrare considerevole, se la si raffronta al tipo di alimentazione attuale che è molto variata ma, allora, i pasti per 365 giorni all’anno consistevano nel piatto unico: minestre, risotti, polenta ed in media la famiglia da sfamare era composta da 5 persone. Altro calo sulle quantità delle granaglie si verificava al mulino: si consegnava una certa quantità di cereale per la macinatura e se ne vedeva ritornare di meno, esattamente per quella che il mugnaio si tratteneva per il suo compenso. Da ciò scattava la richiesta per l’acquisto di un supplemento di cereali che comportava una ulteriore decurtazione del salario annuale in danaro.

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